Quel maledetto abete s’è spostato

Quel maledetto abete s’è spostato. Dico quello contro cui dovevo abbattermi con la macchina a velocità sostenuta coi polaretti attaccati ai capelli e le occhiaie blu e il piede intrappolato nel ghiaccio. Tu dimmi se uno parte sparato con la macchina contro un abete e l’abete all’ultimo istante ZAC – passettino a destra (o a sinistra se no Veltroni ricomincia a parlare di insostenibile tendenza dei media verso l’indice berlusconiano) – e io (perché si sta parlando di me non di uno a caso. Me, me e solo me) vado a finire dentro la stalla del bue e dell’asinello e pure dei maiali cacatori, che non sono stati molto felici della mia inaspettata visita, dimostrando il fastidio che provavano attraverso un movimento frenetico di rotazione della loro codina bitorzoluta come un trottolino amoroso dudù-dadadà e azionandosi nella loro miglior peculiarità: l’arte del cacare sincronizzato. Stasera ci sarà la cena di natale coi colleghi con annessa tombolata, e se i premi sono quelli dell’anno scorso (macchinette digitali, televisori, lettori dvd…) una piccola illusione nella buona sorte ce l’ho, nonostante in 27 (ebbene sì) anni di buone speranze solo una volta, che non so ben ricollocare nel mare magnum degli stracci dei natali passati, mi è stato concesso un ambo da 200 lire, mi pare. In compenso faccio sempre tombola col numero successivo a quello che fa fare la tombola vera, e non so quanto questo possa essere consolante. La prima parte della cena, che poi è quella dove si mangia, mi tocca saltarla perché il Mc Donald’s non chiude mai e io lavoro fino alle 23 e 30. Spero che la mia fidata Wendy mi metta da parte qualcosina perché arriverò là con una fame immonda e, se non saranno vivande, saranno persone a nutrirmi, sappiatelo. Per pranzo ho ingollato una pentola di liquame con dei pezzi sul marroncino galleggianti e pure vivi, visto che mi è parso scorgerli agitarsi sul gas, preparata amorevolmente dalle manine di fata di mia madre, con la compagnia di Uomini e Donne. Io mi chiedo soltanto una cosa: ma Gianni Spertica, nonché il più grande ballerino del mondo, chi lo veste? Oggi portava un maglioncino viola sopra la camicetta bianca che poi ha copiato a Maria che sembrava dovesse affrontare la traversata delle Ande piuttosto che registrare la consueta oretta di gallinaio prepomeridiano. Addirittura la tuta di pile (pronuncia: pail) dello stesso viola di Gianni e i moon boot da neve sempre viola. Io le mode non le seguo; per caso va il viola? Il livello di sopportazione ha raggiunto il culmine quando hanno ricominciato a parlare di troni, imperi, Re, tronisti, corteggiatori, regni e, visto che io sono per la democrazia popolare, ho portato di soppiatto una crostatina al cioccolato che sembra del Mulino Bianco, ma non è (serve a darmi l’allegria), in camera. Se mia madre scoprisse che sbriciolo in una stanza diversa dall’unica adibita, e cioè la piccola cucina gialla, per penitenza mi obbligherebbe a saltare dal terzo piano su un tappeto di ricci di mare. Ma io lo sgradito gusto in bocca di quella che lei chiama minestra lo devo pur cancellare in qualche modo. Ne sono cadute talmente tante, di briciole, che temo che qualunque mossa per nascondere l’ardito gesto sarà vana cosa. Mia sorella, quando qualcuno facente parte di questa famiglia (persone che vivono sotto lo stesso tetto nel disperato tentativo di non incontrarsi mai), le chiede quando farà il presepe, perché l’8 dicembre ha detto che lo farà lei prima o poi, risponde sempre: “Domani”. Fino a ieri sera alle 19.00, quando l’ho accompagnata alla fermata del bus, sapevo stesse andando in centro. Sì, al centro di Avezzano, mi ha detto la donna delle pulizie Flo. Ma perché io devo essere sempre l’ultimo a sapere le cose. Non dico il primo, ma almeno prima della donna delle pulizie, acciderbominchia! Non è neanche tornata a dormire e, se non fosse una pratica abituale da parte sua, mi preoccuperei anche. Chiudo con la solita essenziale parentesi (quadra) metereologica non richiesta e naturalmente estemporanea.
[Il cielo oggi è di un colore strano: azzurro]
Comunque dobbiamo aver fatto qualcosa di veramente grave per esserci meritati tutta l’acqua che è scesa fino a oggi, e ho come la sensazione che non sia finita qui. Chi è lo stronzo con cui posso prendermela? Abbia le palle di confessare, forza!