Il periodo Speriamo è superato. Sì.

la partenza disorganizzata. il prosciutto casereccio. la strada sterrata e sassosa. le casette abitate da persone cordiali. che si vogliono bene. che respirano l’aria di montagna e ci ospitano a bere un bitter e un paio di bicchieri di coca cola, e friggono pancetta per un genuino piatto di pasta. le stesse persone di quand’eri piccola che ora ti accolgono ogni volta come una figlia, e accolgono me come il benvenuto. le poiane nel cielo, i cardi pizzicosi. i nomi degli animali e delle piante che tu sai a memoria. e io ti ascolto affascinato mentre mi guidi in un mondo che ti appartiene. la spia dell’acqua della vecchia panda verde. l’aria aperta, il cielo che nessun azzurro è uguale. la montagna vera, rocciosa a tratti. il sole che sbatte e cuoce la pelle. il vento, fresco lassù. le foto. il cappellino bianco, primo nostro segno legato alla bandiera de ju piccu. i luoghi semplici. il rifugio e il secondo segno, lasciato col carbone sul muro pieno di altri giorni speciali. il tempo. tanto, veloce, nostro. il tramonto, mai visto nulla di tanto spettacolare. arancione la montagna. una nebbia rosa in lontananza, mentre tornavamo nella vita di ogni giorno. i discorsi su quello che stiamo vivendo e diventando. le emozioni di contatti naturali e sentiti. l’orologio che non esiste. il cellulare che non prende. e quell’odore. di montagna. di aria. di sole. di carbone. di passione. di fiori. di persone. di silenzio. di nulla. e di tutto quello che non scorderò.
 
“Lo senti quest’odore?”
“Sì.”
“Ti entra dentro. E quando un giorno lo ritroverai da qualche parte, ti ricorderai di averlo sentito qui, ora, e con me.”
 
M.
 
grazie.