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	<description>Diario di uno scrittore terremotato ;)</description>
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		<title>Questa stupida convinzione di avere il cuore più grande del mare</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:07:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Continua a seppellire i miei ricordi. Continua a mascherare il mondo. A riempire gli squarci degli edifici esplosi. A far tacere le voci inutili e le risatine sarcastiche. A raffreddare i sentimenti e a riscaldare i boccioli invisibili. Continua ad annebbiare la vista di chi impotente sbuffa. Ad appesantire le tegole di un tetto che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Continua a seppellire i miei ricordi. Continua a mascherare il mondo. A riempire gli squarci degli edifici esplosi. A far tacere le voci inutili e le risatine sarcastiche. A raffreddare i sentimenti e a riscaldare i boccioli invisibili. Continua ad annebbiare la vista di chi impotente sbuffa. Ad appesantire le tegole di un tetto che non ha ceduto. Continua a farti odiare da me che gradualmente ti capisco, perché ritrovo in te tutto quello che nessuno ha mai afferrato, amato e portato via di Matteo.<br />
Siamo uguali perché prendi la vita per stanchezza. Alla fine a qualcuno simpatica dovrai esserlo per forza perché, vuoi o non vuoi, tu continuerai a cadere, incurante di chi ha un appuntamento, incurante di chi vuole il sole e le stelle.<br />
Che noia il sole e le stelle se non sai con chi lasciarti accecare, se non sai con chi contarle.<br />
Forse è per questo che ti odiavo prima, perché non ero capace di capirti, afferrarti e portarti via. Io non mi capisco quasi mai. Comincia a infastidirmi questa stupida convinzione di avere il cuore più grande del mare. Come ho smesso di odiare te forse un giorno imparerò a comprendermi e ad apprezzare il dubbio di quel rosso, che brucia all’idea che un’altra volta, incurante, l’amore abbia proseguito, per niente attratto da un tale calore. Avrei proseguito anch’io se fossi stato l’amore. Avrei proseguito anch’io per niente attratto da un tale calore. Quale calore?<br />
Il mio fuoco brucia senza scaldare. Brucia tutto in poche settimane e non lascia niente, neanche la cenere. Non c’è bisogno di ripulire i resti, non ci sono resti.<br />
Dopo tanta neve. Dopo che il cielo in mille modi ha provato a gridarmi: “Ehi, io sono la neve e tu devi amarmi”. Niente da fare, maledetta neve. Anzi, smetti pure di cadere perché mi stai rovinando l’esistenza, mi stai togliendo emozioni, mi stai facendo odiare la poesia della neve che sei.<br />
Quanto poco orizzonte vedevano i miei occhi. Quanto inutile male gridavo al cielo che così tentava di tenermi al riparo, coprirmi di neve per non farmi vedere a nessuno. Segnare distanze chiare. Costruire barriere che impedissero alla pelle di incollarsi troppo e definitivamente, interrompendo di continuo il processo di fusione.<br />
E ora cammino sui sampietrini farinosi di freddo, guidato dal fruscio ovattato dei fiocchi che cadono leggeri sui ricordi. Ci sono solo io fra queste strade abbandonate da undici mesi. Io e la neve che si liquefa e scivola per il corso, i portici. Bagna i davanzali, gli uffici, il pavimento piastrellato della profumeria. In questo teatro triste nessuno spettacolo verrà più rappresentato.<br />
Cammino a fatica e tengo le lacrime nel cuore. Cammino fra le macerie.<br />
Le macerie.<br />
Le macerie.<br />
Le macerie.<br />
E, abbracciato da questa neve coraggiosa, mi sento invincibile.</p>
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		<title>Come la neve, paradossale</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Mar 2010 19:08:14 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La luce è ancora fredda, ma questo azzurro è incredibile per quanto non riscaldi neanche un po’. Non va per niente bene, ma sono comunque qui, meno felice di prima. La vita è adesso, non ieri e neanche domani. Non è cambiata molto, anzi è cambiata troppo. Ha smesso di nevicare da due giorni. Mi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La luce è ancora fredda, ma questo azzurro è incredibile per quanto non riscaldi neanche un po’. Non va per niente bene, ma sono comunque qui, meno felice di prima. La vita è adesso, non ieri e neanche domani. Non è cambiata molto, anzi è cambiata troppo. Ha smesso di nevicare da due giorni. Mi ha fatto ridere tutta quella neve il cinque marzo. Non era una risata divertita la mia, più grottesca. Paradossale neve fuori stagione come me, che non trovo la mia di stagione.<br />
Devo distribuire le mie faccende nelle ore dei giorni delle settimane dell’anno di tutti gli anni della vita. È un problema finto, però di problemi ne include parecchi. È un involucro di problemi che stanno lì e guai a chi li tocca. Il fatto che siano imballati da metri di cellophane mi fa sentire da un lato come se avessi tutto sotto controllo, come se avessi le mani su ogni cosa che non può scappare perché non è fatta di sabbia. Affrontare la sabbia cambierebbe il discorso. Dall’altro mi fa mancare l’aria, perché stretto in quel cellophane spesse volte mi ci ritrovo anch’io che divento all’improvviso un problema per qualcun altro. Senza averlo chiesto. Senza aver fatto nulla di male a nessuno, anzi. Senza aver smesso di fare del bene a quel qualcuno.<br />
Oddio quanto bene!<br />
Inquantificabile bene che non credevo di possedere e inqualificabile silenzio. Come la neve, paradossale.<br />
Che fai quando ti accorgi di indossare scarpe che cominciano ad aprirsi. Scarpe rovinate e fuori moda da anni, in cui entra l’acqua dagli squarci quando per sbaglio finisci in una pozzanghera? Gli altri hanno tutti scarpe più belle delle tue, di quelle che attraggono gli altrui occhi quando passeggiano per il corso.<br />
Che fai quando arrivi alla normale conclusione che le tue scarpe hanno fatto il loro tempo?<br />
La risposta è semplice: le butti. Non facciamola così drammatica, si tratta pur sempre di scarpe. Poi, se sei un maniaco del collezionismo senza regole e casa tua è diventata negli anni un museo di robaccia incontrata dalla pubertà a oggi, le appoggi su una mensola, le chiudi in qualche scatola, riservi loro un angolo del tuo museo, ma comunque ai piedi ora hai fiammanti Adidas o quello che ti pare, ma non quelle lì. Ti guardi allo specchio e pensi: Cazzo che figata le mie scarpe nuove!<br />
Saresti un folle se pensassi di spendere anche solo due minuti per spiegare a quelle vecchie scarpe di tela logore come sono andate le cose e il perché di quell’abbandono.<br />
Il problema nasce quando si parla di persone. Esseri umani fatti non soltanto di carne e sangue e ossa e muscoli e organi, ma pure di sensazioni, battiti, pulsioni, assenze d’ossigeno, palpitazioni, mancamenti, sorrisi. Bisogna rendere conto a tutto questo. Non puoi scendere dalla giostra perché stufo, cambiare gioco e magari luna park senza neanche salutare. O meglio, puoi. Solo che poi in quel luna park non ci puoi tornare più.<br />
Certe volte non basta il mondo che dai a farti meritare di riavere indietro una mollica di rispetto e io questo proprio non potevo crederlo.</p>
<blockquote><p><strong>“Ero triste perché i momenti troppo felici si dileguano senza lasciare traccia, è l’angoscia che non ha piume, oppure troppo peso per volar via.”</strong></p>
<p>Emily Dickinson</p></blockquote>
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		<title>Buon 2010 da L&#8217;Aquila</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 13:59:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Il post post-natalizio ci sta tutto soprattutto con la voce di Norah Jones in sottofondo che mi conferma che questo Natale è stato diverso. Non nel CD, quindi non compratelo se volete sentirvi dire ciò. È un messaggio strettamente personale, fra Norah e me insomma. Mai come quest’anno avrei dovuto sentire il Natale come un [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il post post-natalizio ci sta tutto soprattutto con la voce di Norah Jones in sottofondo che mi conferma che questo Natale è stato diverso. Non nel CD, quindi non compratelo se volete sentirvi dire ciò. È un messaggio strettamente personale, fra Norah e me insomma. Mai come quest’anno avrei dovuto sentire il Natale come un gigantesco vuoto divoratutto. Mi ero preparato a provare la sensazione del triste nulla e invece in questi giorni un’emozione calda mi sorprende e mi lascia ammirato e senza parole. Speechless, diciamo. Sorrido incantato all’eventualità che questo possa rivelarsi come uno dei migliori ultimi dell’anno di sempre. Sapete quei sorrisi che mentre ridi non pensi a niente, perso?<br />
Come fai a festeggiare la nascita di Gesù Cristo se vivi a L’Aquila? Come fai a sentirti così, dopo un duemilanove così? Sono due così che stanno agli estremi. Eppure sì, è proprio così: una fusione impossibile, ma riuscita.<br />
Qui abbiamo tutti fatto finta di non voler bene al Natale, di non sentirlo più, di non veder l’ora che arrivasse il duemiladieci. Volevamo liberarci di quest’anno, lasciarcelo alle spalle e non sentire il bisogno di buttare uno sguardo indietro, anche se dalle spalle non se ne va di certo.<br />
Eppure è impossibile non vedere la voglia che hanno gli aquilani di riprendersi la loro città, ora più di ieri e meno di domani. Non vogliono luminosi campus ancora impacchettati, non vogliono nuovi centri storici, nuovi luoghi di ritrovo, nuove piazze, chiese e fontane. Gli aquilani rivogliono L’Aquila e, se fino a qualche settimana fa non c’avrei scommesso un centesimo sull’eventualità di recuperarne l’anima, ora un pensierino ce lo faccio. Tocca arrendersi di fronte alla forza di questa gente molto più caparbia di me. Mi sorprende e mi trascina come una corrente oceanica. Alla messa di mezzanotte alla basilica di Collemaggio che non è stata ricostruita, ma solo rimessa un po’ in sesto per l’occasione, hanno partecipato più di mille persone. Mille persone, ragazzi. Vicino la piazza hanno riaperto la banca, il bar e la tabaccheria.<br />
Dopo il bombardamento si può abbandonare il campo di battaglia devastato, oppure ripartire proprio da lì. Dalla polvere e dai brividi che affiorano sulle braccia quando la mente torna a vedere quello che c’era e chi c’era. C’era mia nonna a casa, la madre di mio padre. Non ricordo l’ultima volta che aveva messo piede in casa nostra prima di questo Natale. Non ha molta importanza. Ecco, è come se l’essere andati così vicino al non aver più nulla, neanche una vita, avesse dato agli aquilani la giusta percezione, non proprio di tutto, ma dell’importanza dei rapporti, quello sì. Mia nonna che prega Santa Rita la santa degli impossibili ogni volta che pensa di non riuscire a cavarsela. Quando le tocca salire quella infinita e ripida rampa di scale di ferro che la separa dall’entrata della nuova casa che le hanno dato. Quando tenta d’infilare il filo da cucire nell’ago e non c’indovina mai. Mia nonna che ha un Mantegna in casa. Un acquerello comprato più di sessant’anni fa da un rigattiere a Roma per cinquantamila lire. Lei dice di essere una grande intenditrice di quadri, in realtà si accatta tutto quello che in qualche modo l’attrae, che probabilmente è il modo migliore per vivere la vita. L’ho visto il suo Mantegna e in effetti c’è scritto Mantegna in basso a sinistra. Se è originale sono pronto a riconoscere la sua competenza in cambio di anche solo un ventesimo del valore di quel quadretto. Non che sia tutta colpa di qualcun altro, ma mia nonna non la conosco per niente. Forse è tardi per cominciare, però che ci volesse il terremoto per invitarla a pranzo è un po’ vergognoso. Questo mi fa pensare. Non che io sia mai andato da lei, neanche una volta negli ultimi due o tre anni, ma forse pure dieci, tanto per ribadire il concetto della ripartizione delle colpe.<br />
Per raccontarvi il Capodanno dovrei prendere un gigantesco telone, grande come il cielo potrebbe andar bene, riempirlo di vento e condurvi lontano, fra le stelle di un paesino senza neve, ma pur sempre meraviglioso. L’aria non è fredda come me l’aspettavo e quel vento fortissimo attraversa i capelli e l’acqua di molteplici ruscelletti, avvicinandomi alla vita.<br />
Quest’anno è iniziato come nessun anno prima. Anche se non sono molto presente ultimamente sul blog, volevo raccontarvi di come sto. Mi auguro che anche voi sentiate nel cuore quello che sento io, la gioia di due nuvolette che svolazzano assieme e magari arrivano pure a Londra.<br />
Buon 2010!</p>
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		<title>Supermarket24 fra Este e Padova</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Dec 2009 10:54:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Buondì. Ripartire da Padova è stato come precipitare da un aereo, risvegliarsi in mezzo alla merda dopo aver sognato zucchero filato, ingozzarsi di tortellini con la panna di un discount dopo una prelibata cenetta in un hotel di sei stelle. Non proprio così, però una sorta di ritorno alla vita, e questo non vuol dire [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Buondì. Ripartire da Padova è stato come precipitare da un aereo, risvegliarsi in mezzo alla merda dopo aver sognato zucchero filato, ingozzarsi di tortellini con la panna di un discount dopo una prelibata cenetta in un hotel di sei stelle. Non proprio così, però una sorta di ritorno alla vita, e questo non vuol dire che la mia sia una vita di merda, ecco. Anzi, devo dire che questi ultimi mesi hanno visto il mio umore salire vertiginosamente per via di qualche (non troppi, ma la quantità - si sa - è irrilevante rispetto all’intensità e alla qualità delle meraviglie) accadimento inaspettato, imprevedibile direi, visto quello che sono e quello che mi dice lo specchio. Le presentazioni sono andate alla grandissima. Non mi aspettavo due cose.<br />
1. Vedere così tanti sconosciuti entusiasti del libro di uno sconosciuto.<br />
2. Vedere così tanti sconosciuti con in mano una, due, tre e addirittura sei copie, del libro di uno sconosciuto e ciò che definirei sorprendente è che alla fine le hanno pure pagate.<br />
Ecco. Queste due cose non me le aspettavo proprio. Quando Sara, la mia editrice, a cinque minuti dall’inizio, mi ripeteva: <em>“Abbi fede!”</em> io, sul fatto che sarebbero venuti così in tanti, trascinando pure mariti, mogli, fidanzati, bambini, cani, gatti e criceti, proprio non c’avrei scommesso un centesimo e invece, come sempre, aveva ragione lei.<br />
Conoscere Sara è stato come incontrare un’amica che conosci da secoli. Non per l’età eh, che noi siamo gggiòòòvani, ma per l’affinità, che in questi sei mesi di lavoro a Supermarket24 abbiamo scoperto e coltivato. Nessuna sorpresa, lei era la Sara e io il Grimaldi.<br />
<em>“Hai proprio la faccia da Grimaldi!”<br />
</em>In effetti…<br />
Ho conosciuto<a href="http://www.lanternati.splinder.com/"><strong><em> i Lanternati</em></strong> </a>e ho avuto l’onore e il piacere di partecipare alla loro segretissima cena di Natale a porte chiuse, con tanto di rituale finale della pesca miracolosa dei libri con dedica. Io mi son beccato La vita davanti a sé. Noi, che siamo affetti dal morbo della disattenzione, avevamo dimenticato i nostri libri del cuore in macchina, e così Sara ha messo in palio tre copie di Supermarket24. Coloro i quali hanno avuto il bacio della sorte e le hanno pescate, sono stati vinti da reazioni psicofisiche contrastanti, ma estreme, comunque apparentemente entusiasmanti, sempre se strapparsi convulsamente i capelli e mettersi a vomitare tutto il cous cous dentro e fuori dal piatto possa essere definito un segno di commovente entusiasmo.<br />
E poi Didi e Yuri, i piccoletti di Sara che progettano ottovolanti al computer.<br />
<em>“Io sono più bravo di Yuri perché li faccio anche senza le rotaie!” “E come… cioè come cammin… si muovono, sì, insomma, volano?” “No, scoppiano!” “Ah, va be’. Tu fammi sapere se qualcuno un giorno ne costruisce uno dai tuoi progetti che sull’ottovolante kamikaze non ci salgo!”</em><br />
E poi la Ivana che ringrazio per l’incredibile affetto che mi ha dimostrato, invitandomi fra l&#8217;altro nella splendida Rodi, dove vive &#8211; mi sono autoinvitato, in verità, sfruttando con subdola astuzia la dedica sulla sua copia di Supermarket24 – e lei ha detto che, dato il mio metro e novanta e qualcosa, sarà costretta ad allungare il letto.<br />
Insomma due giornate grandiose in cui mi sono sentito importante non come si sentirebbe un pavone, ma di esser riuscito in qualcosa che valesse, che avesse un senso profondo per me e per gli altri. Soprattutto per me, perché io solo so cosa avevo nel cuore nel vedere tanto entusiasmo attorno alla mia storia, che ho concepito e cresciuto e visto crollare, e che a un certo punto ho quasi ucciso &#8211; come ho potuto! &#8211; prima di rimettermi in strada a cercare.<br />
Non potevo sperare in una partenza migliore. A allora, nell’attesa che mi arrivino le copie, nell’attesa delle foto del weekend in quel di Padova, vi ricordo che <strong>fino al 15 gennaio, chi acquista tre libri camelopardici direttamente dal sito, si becca il trenta per cento di sconto e zero spese di spedizione.<br />
Il mio potete prenderlo da qua: </strong><a href="http://www.camelopardus.it/info/libri/supermarket"><strong>http://www.camelopardus.it/info/libri/supermarket</strong></a><br />
<strong>Pure per pietà, ma fatelo! Ah ah ah.</strong></p>
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		<title>Supermarket24 tour: tappa 1 e 2</title>
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		<pubDate>Thu, 10 Dec 2009 01:43:25 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Molto brevemente, visto che sono le due e trentasette della notte e domani dovrò costringere i miei occhi a sbarrarsi alle sette e qualcosa, alle otto dovrò già (e ci riuscirò a) essere operativo in giro per la città, perché L’Aquila era e resta una città, nel tentativo di portare a termine una molteplicità di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-520" title="presentazione11" src="http://www.matteogrimaldi.com/wp-content/uploads/2009/12/presentazione11-298x300.jpg" alt="presentazione11" width="298" height="300" />Molto brevemente, visto che sono le due e trentasette della notte e domani dovrò costringere i miei occhi a sbarrarsi alle sette e qualcosa, alle otto dovrò già (e ci riuscirò a) essere operativo in giro per la città, perché L’Aquila era e resta una città, nel tentativo di portare a termine una molteplicità di giri, tutti fondamelntalissimi, a partire dai biglietti per Rovigo.<br />
Gli appuntamenti ufficiali per brindare in anteprima a Supermarket24 sono due: il primo a <strong>Padova l’11, domani, alle ore 18.00 all’Huracane Bar in via Altinate 157</strong>; il secondo il giorno dopo,<strong> sabato, alle ore 11.00 stavolta a Este, all’Opera in via Isidoro Alessi 1</strong> (sul ponte di S. Francesco). Assieme a me ci sarà l’editora Sara e tanti cameloamici. Vi aspetto e vi ricordo che chiunque volesse può ordinare Supermarket24 direttamente dal sito dell’editore:<a href=" http://www.camelopardus.it/info/libri/supermarket"><strong><em> </em></strong><strong><em>http://www.camelopardus.it/info/libri/supermarket</em></strong></a> e, se ne prendete tre copie, avete diritto al trenta per cento di sconto e neanche pagate le spedizioni.<br />
Ci sentiamo qua e là. Buon week!</p>
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		<title>Supermarket24 per tutti!</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Dec 2009 01:17:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Cominciamo con la notizia numero 1. L’uscita ufficiale di Supermarket24, per i giornali (mi riferisco soprattutto ai giornaletti di due facciate che distribuiscono nelle scuole con, in prima pagina, la foto della professoressa stronza beccata in flagrante mentre rolla una canna nel cesso), le radio, le TV di tutto il mondo, gli scaffali delle librerie [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Cominciamo con la notizia numero 1. L’uscita ufficiale di Supermarket24, per i giornali (mi riferisco soprattutto ai giornaletti di due facciate che distribuiscono nelle scuole con, in prima pagina, la foto della professoressa stronza beccata in flagrante mentre rolla una canna nel cesso), le radio, le TV di tutto il mondo, gli scaffali delle librerie e pure per tutte le librerie on-line è il 22 gennaio. Quindi, da quella data in avanti, potrete pretendere da qualunque libraio/a la vostra copia di Supermarket24 e mandarlo/a affanculo se inventa balle tipo che non esiste e stronzate del genere a cui ormai non faccio più caso. Ma, e state bene attenti perché questo è un punto focale, o cruciale, o clou, <strong>da</strong> <strong>ADESSO</strong> è possibile ordinare il libro direttamente dal sito di Camelopardus: <em><strong><a href="http://www.camelopardus.it">www.camelopardus.it</a></strong></em> in cui lo vedete trionfalmente in home page. Notizia numero 2, la mia editrice è pazza, e questo l’ho capito nel momento in cui ha deciso di pubblicarmi, ma ne ho avuto la sacra riprova quando mi ha annunciato la promozione natalizia che non ha eguali e che varrà fino al 15 gennaio. Tutti i libri Camelopardus scontati del trenta per cento a patto che se ne acquistino tre, e non è finita qua: spese di spedizione azzerate. Questo vuol dire che verrà un omino a casa vostra e vi lascerà le copie senza farvi pagare il servizio. Facciamo un esempio calzante. Chi decide di acquistare tre copie di Supermarket24 (ma vale per qualunque combinazione dei libri della Camelopardus, quindi che so, due Grimaldi e un Bobin (libro che dovreste leggere tutti, Mille candele danzanti, perché apre il cuore a sensazioni dolci e malinconiche), o un Grimaldi e due Bacchiani, o nessun Grimaldi e va be’, siete stronzi, però, ecc.) paga, tornando all’ipotesi più meravigliòòòsa, cioè quella dei  tre Supermarket24, che ci fate i regalini di Natale, trentacinque euro al posto di quarantadue, e vi arrivano dritti dritti a casa senza ulteriori spese di spedizione.<br />
Notizia numero 2. L’11 e 12 dicembre sarò a Padova o giù di lì per aperitivo/presentazione lancio con allegata, a seguire, cena con editrice Sara e tanta altra bella gente che non vedo l’ora di conoscere.  Sarà una specie di anteprima mondiale. Il luogo ancora non è noto. Diciamo che gli scagnozzi di Sara ci stanno lavorando. Poi vi aggiorno così, chi capita da quelle parti, sempre se ha voglia di una birra pagata da me, potrà godere della mia compagnia (nel vero e proprio senso del termine, sì proprio quello di senso). <em>Solo per vòòòi</em> della Stanza, la birra gratis, dico. Va be’ che se state leggendo ciò è perché siete nella Stanza, quindi seppur per pura casualità una birretta (media, che voglio essere generosissimo) ve la meritate.<br />
<img class="alignleft size-medium wp-image-508" title="Sara_Sup24" src="http://www.matteogrimaldi.com/wp-content/uploads/2009/12/Sara_Sup24-300x225.jpg" alt="Sara_Sup24" width="300" height="225" />Ok, smetto i panni da venditore di quadri col catarro e cambiamo argomento. E questa è la notizia numero 3. Dopo settimane di lunghe e ponderate riflessioni ho deciso di acquistare un computer portatile. E dopo settimane di lunghe e ponderate riflessioni, consigli, consulti, chiamate all’899, incontri con maghi, veggenti e pure con Stefania Nobile, che lei non sbaglia e dal vivo è ancora più cesso, ho optato per un Sony Vajo da quindici pollici (io lo volevo di quattordici, ma duecento euro in più per due centimetri in meno mi sembravano obiettivamente un capriccio da stronzetto). E poi io non è che col computer ci debba progettare ottovolanti, come il piccoletto di Sara, l’editora, io ci devo solo scrivere e cazzeggiare su Internet. Quindi è perfettissimo. Sono circa quarantasette minuti che sta aggiornando Messenger, questo per farvi capire le mie priorità.</p>
<p>Vi lascio col bel faccione di Sara al primo brindisi col Sup24 in mano. Almeno lei, dice che era il primo, di brindisi, ma dagli occhi direi che si trattava già del sesto o settimo.<br />
Vado a brindare anch’io, a suon di coca cole, sprite senza ghiaccio e incazzature da purga per la quinta chiusura consecutiva. Prima di crollare a terra stremato vi lascio il link della scheda di Supermarket24 sul camelosito: <a href="http://www.camelopardus.it/info/libri/supermarket"><em><strong>www.camelopardus.it/info/libri/supermarket</strong></em></a>. Potete ordinarlo da lì e, se ne prendete tre, supersconto del trenta per cento, zero spedizioni, e grande regalo a me, non tanto economico quanto ai miei sogni. Quindi, <strong>fatelo!</strong></p>
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		<title>Come sconfiggere la Suina in poche semplici mosse</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Nov 2009 11:13:15 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sto male, ma non devo stare male, per questo faccio di tutto per impedire all’influenza di impossibilitarmi le giornate. Fare di tutto non è che sia concettualmente corretto, perché si tratta di pochi semplici accorgimenti, in fondo. Basta sostituire i biscotti della colazione con un paio di pasticconi di efferalgan 1000, il tè delle cinque con sette vitamine c sciolte in un tazzone d’acqua, il limoncello della sera con qualche cicchetto di actigrip e prima di andare a dormire vi infilate dritto dritto nell’epicentro del deretano un missile unto di tachipirina 1000 (voi, io la tachipirina me la prendo per bocca). E al risveglio riprendete la vita ricordandovi sempre i suddetti appuntamenti fissi. Tre giorni di trattamento e sarete più in forma di Hulk.<br />
Al lavoro l’altra sera stavo per svenire. Non riuscivo a stare in piedi. Neanche i gianduiotti in ufficio, mandati giù in numero decisamente considerevole, riuscivano a farmi stare meglio. Fortuna che è capitato al Mc Donald’s un ragazzo che lavora in ospedale e che portava dietro una bustina di aspirina, di quelle in polvere che si prendono per bocca a effetto immediato. L’ho mandata giù con negli occhi la stessa brama di un tossico che punta il suo cocktail chimico e, visto che aveva un saporaccio, ci ho bevuto sopra della zuccherosa coca cola. La reazione per poco non è stata letale.<br />
Come non sono morto per poco, quando, poco dopo, un ubriaco ha fatto irruzione nel locale. Era venuta la polizia un quarto d’ora prima a chiedere se andasse tutto bene. Visto che andava tutto bene (era un quarto d’ora prima, ciò significa che non potevo che ignorare cosa sarebbe accaduto) ho risposto: <em>“Sì, perché?!” “No, è solo un controllo”</em>. Tu non mi rispondere: <em>“È  solo un controllo”</em> se sai che c’è un ubriaco pericoloso che vaga da quelle parti. Per di più poi se ne vanno e TAC, spunta l’uomo. Prima alla finestrella del drive. Io provo ad assecondarlo e in effetti mi dispiace che stia solo qui, con la sua famiglia a Brescia, e passi le sue giornate a bere e a cercare cibo e sigarette e pare anche un lavoro, e le sue nottate dentro a una chiesa. Solo che poi ha cambiato espressione e ho letto nei suoi occhi come una minaccia, allora ho tagliato corto e l’ho salutato chiudendo la finestrella. Me lo sono ritrovato nel locale, che correva e sbatteva alle porte. Poi cade a terra si rialza e grida contro la gente. Avrei dovuto chiamare la polizia, però m’è venuto da portarlo fuori e mettermici a parlare. Ho chiuso il locale a fatica e quando siamo usciti, all’una e mezza di notte, ce lo siamo ritrovati lì, nel parcheggio dietro al Mc dove lasciamo le macchine noi dipendenti.<br />
Io salto nella Mini grigina della Papi, una prodezza non proprio senza conseguenze. Ho dato una capocciata alla tempia sinistra che in un nanosecondo ho visto tutte le stelle dei mondi e l’ho pure contate, poi ho letto il terzo mistero di Fatima e ho visitato pure la stanza segreta fra le zampe della Sfinge, ho dato una sbirciatina ai documenti in essa contenuti che attestano, senza ombra di dubbio, l’esistenza della leggendaria e meravigliosa popolazione di Atlantide. La Papi non ci pensa due volte, ingrana la prima e con un rombo che neanche Barrichello ai tempi d’oro, parte e si dilegua nel buio (fra l’altro l’ha quasi ucciso quel povero disgraziato). Le altre due ragazze della chiusura non dimostrano la stessa prontezza della Papi. Restano paralizzate in macchina a fissarlo mentre lui avanza verso di loro.<br />
<em>“Papi, dobbiamo andarle a salvare!” “E a me chi mi salva?!” </em><br />
Ecco, insomma, grazie all’indomito coraggio di Papi, che nella vita ha affrontato le peggiori peripezie, dall’esser riuscita a farsi scontare una borsa Gucci di ben centocinquanta euro, all’aver scansato una vecchia che riposava su Ponte Alle Grazie a Firenze perché lei doveva farsi una foto con la vista migliore, ci rigiriamo e torniamo sul luogo del delitto, ma della macchina delle ragazze nessuna traccia. Non ho il loro cellulare, ma non può averle rapite dai. Andiamo via pensando che sono scappate. Il giorno scopriamo, con nostro grande sollievo, che erano ancora vive. Ora, dopo le due famiglie di zingari che dormono nei macchinoni bianchi coi teli di plastica fuori, ci mancava l’ubriaco pazzo bresciano. Non mi sorprenderei se stasera, dopo la chiusura, lì dietro ci trovassi tre o quattro prostitute a ballare il tip tap in tacchi a spillo rossi e gonna… gonna… non gonna.</p>
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		<title>&#8220;Terremotati, voi siete terremotati&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Nov 2009 14:11:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matto81</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tornato a L’Aquila. Non ho fatto in tempo a dire che erano finite le ferie che già mi ritrovo affannato a ritrovare camicia e pantaloni della divisa, scoprire che mia madre non è riuscita nell’impossibile impresa di far sparire i pallini bianchi di varecchina che mi sono inavvertitamente spruzzato addosso l’ultima sera di lavoro – [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Tornato a L’Aquila. Non ho fatto in tempo a dire che erano finite le ferie che già mi ritrovo affannato a ritrovare camicia e pantaloni della divisa, scoprire che mia madre non è riuscita nell’impossibile impresa di far sparire i pallini bianchi di varecchina che mi sono inavvertitamente spruzzato addosso l’ultima sera di lavoro – dovevo versare in una condizione seriamente devastata per tentare di autoeliminarmi, come una macchia nera di sporco -  e pensare alle tre chiusure consecutive che mi aspettano a partire da oggi. Oddio, mi sono perso pure la targhetta col nome, e la mia cinta con la M arrotondata del Mc Donald’s, qualcuno l’ha vista, per caso? L’importante è che le pile siano di nuovo cariche, nonostante questo non sia per tutti noi un momento di quelli da festeggiare fino al mattino dopo, con bottiglie stappate e brindisi senza senso. Che poi, dopo l’ultima volta, è meglio che mi do una calmata prima che mi facciano un trapianto di fegato. Però c’è nell’aria sentore di cambiamento. <em>Nell’aria c’è polline di te</em>, insomma. Dopo questa direi: un antistaminico al più presto, grazie!<br />
Comunque è come se il vento spingesse in quella direzione. Della novità, dell’inspirare aria nuova e neanche tanto fredda, a dire la verità. Chissà cos’è che tiene il caldo sulla città nonostante sia quasi dicembre. I lavori continuano fra disagi che non finiscono mai e di cui non ha neanche senso lamentarsi, visto l’intento che muove le azioni di tutti.<br />
Ieri, quando è arrivata solita la domanda che si ripete da mesi: Com’è la situazione a L’Aquila? mi è passata davanti la mano devastatrice della Natura. Una mano più forte della pietra e indistruttibile come un diamante, tagliente e luccicante come la lama di un taglierino e spietata come uno schiacciasassi. Riflettevo sulla differenza. Noi che ricostruiamo da sette mesi. Cosa sono sette mesi quando c’è una città da rimettere in sesto? E la mano che passa e in trenta secondi annienta trecentotto vite e ne segna quasi settantamila. Sbriciola case neanche fossero biscotti. E ora ci vorranno generazioni per poter rivedere una città. Generazioni contro trenta secondi. Il potere del tempo che non esiste, dicono, e invece esiste eccome, come esisteva L’Aquila. Il vento positivo c’è. Fin qua sembra che io stia muovendomi verso i soliti pianti sul latte versato. No. Ci sono degli uomini e delle donne che stanno ricominciando. Ci sono case che prendono forma e negozi che riaprono, qua e non sulla costa. C’è gente di merda, tifosi del Verona che spero decida di spendere due parole per scusarsi, almeno, che sugli spalti dell’Adriatico, hanno battuto le mani e cantato in coro: <em>“Terremotati, voi siete terremotati”</em> a cui non voglio rispondere. Ma come si fa, dio mio! Ci sono persone silenziose e infaticabili e c’è il sindaco Cialente, che spende i suoi pomeriggi in palestra. È pur vero che noi siamo uomini, fatti di carne e non di diamante. Non sappiamo tagliare, al massimo ci lasciamo ferire. Non siamo indistruttibili, tutt’altro, basta poco per affossare l’umore e sentirci tristi, malinconici, sconfitti. Non ci permettiamo di sfidare Madre Natura a duello, quello no, però stiamo ricostruendo L’Aquila, signori miei, e scusate se è la nostra città.</p>
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		<title>Rigurgitino rosso tramonto in via dell&#8217;Oriuolo</title>
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		<pubDate>Sat, 14 Nov 2009 16:26:05 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Scrivo da Firenze. Finalmente una settimana di ferie, in realtà sono undici giorni, fra l’altro quasi finiti, o finiti già, visto che mercoledì torno al lavoro. Intanto fatemi dire che un treno regionale come quello che da Roma mi ha portato a Firenze, nessuno mai. Un viaggio in cui fila tutto liscio, in cui non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Scrivo da Firenze. Finalmente una settimana di ferie, in realtà sono undici giorni, fra l’altro quasi finiti, o finiti già, visto che mercoledì torno al lavoro. Intanto fatemi dire che un treno regionale come quello che da Roma mi ha portato a Firenze, nessuno mai. Un viaggio in cui fila tutto liscio, in cui non mi ritrovo nessun puzzone (qua ci starebbe bene una specificazione geografica che ometto se no mi date del razzista, ma è noto il popolo dei puzzoni, no?!) seduto a fianco. Un viaggio in cui ad un certo punto ho avuto persino un miraggio che non era un miraggio, e questo è ancora più straordinario. Ebbene, sul regionale delle tredici e zero cinque Roma Tiburtina &#8211; Firenze Santa Maria Novella, immediatamente sotto ai cestini, indovinate un po’, c’erano due prese elettriche. Ne ho approfittato come… come… come un approfittatore, ecco. Ho attaccato telefono e pc e via a scrivere che è una meraviglia, mentre la batteria del mio telefono settennale cercava di assorbire quelle poche energie che riesce a trattenere. È peggio di una bisaccia consunta. Ci manca solo che riesca a scaricarsi ricaricandosi.<br />
Sì, ok, è ora di cambiarlo. Non da oggi, da almeno un paio d’anni. È  che io sono un ragazzo all’antica e l’acquisto del telefono per me è un momento importante, da ricordare, una spesa da ponderare attentamente. E allora tendo a far coincidere momenti così importanti, da ricordare, una spesa da ponderare attentamente, con una ricorrenza, con Natale, con un giorno particolare in cui farmi o farmi fare un regalo. Non ridete troppo, ma pensavo alla mia laurea.<br />
Considerati gli ultimi accadimenti, direi che la laurea viene posticipata da una data da destinarsi ,già molto lontana, certo, a una data ancora più indefinita e indefinibile, fuori dal tempo e dallo spazio, una data che se poco poco i Maya c’hanno seppur a culo, azzeccato, non sarà mai da nessun essere umano festeggiata. Sicché il cellulare va comprato prima del 21 dicembre 2012. Nelle prossime settimane passerò da Mediaworld e pescherò in uno di quei cestoni di cellulari a diciannove euro, col fiocco blu e rosso sulla scatola. Unico imperativo: evitare quelli con gli sportellini. Non che funzionino male, anzi, però sette anni di apri e chiudi son faticosi eh. Tutti quei secondi risparmiati, forza nelle mani da destinare ad occupazioni magari più piacevoli. E qui chiudo.<br />
Ah, volevo scusarmi con i passanti di via dell’Oriuolo. Giovedì sera ho dato vita ad uno spettacolo terrificante, anzi no, t-e-r-r-i-f-i-c-a-n-t-e. Riso alla zucca per cena, tre bottiglie di vino novello in quattro, due negroni  al bicchiere delle lemonsode, quello della coca cola 0.5 per dirvi, che rifiutare era impossibile, visto che costavano tre euro e cinquanta l’uno. Un cocktail micidiale che ha fatto di me un corpo malandato e piagnucolante che vomitava fuori al Foco. Notata la colorazione rosso tramonto del liquame viscerale, il tipo del locale, mentre gettava secchi di acqua sul marciapiede: <em>“Ma cosa avete mangiato?!”</em> e io, schizzando bavetta qua e là: <em>“Riso alla zucca!” </em>e scoppio a piangere. Non riesco a capire perché quando mi ubriaco di brutto piango. Luca ha realizzato un video del quale ho acquistato i diritti per ventitremila dollari. Anzi, lo ringrazio per aver abbassato la cifra, in funzione dell’amicizia fraterna che ci lega. Grazie eh! Comunque l’ho distrutto, quindi evitate vane richieste.<br />
Buon week-end!</p>
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		<title>Nessuno fiata sul prezzo del libro di Dan Marrone?!</title>
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		<pubDate>Sun, 08 Nov 2009 18:00:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>matto81</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Di nuovo Dan Brown. Per la serie: A volte (ahinoi) ritornano. Il suo ultimo romanzo si chiama Il simbolo perduto. Premetto che io di uno che di cognome fa Marrone non leggerei neanche una riga. Con tutto il rispetto ho sempre avuto un’inspiegabile antipatia a pelle per quelli che hanno il cognome monocolor come i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di nuovo Dan Brown. Per la serie: A volte (ahinoi) ritornano. Il suo ultimo romanzo si chiama Il simbolo perduto. Premetto che io di uno che di cognome fa Marrone non leggerei neanche una riga. Con tutto il rispetto ho sempre avuto un’inspiegabile antipatia a pelle per quelli che hanno il cognome monocolor come i quaderni. Per non parlare del triste signor Rossi protagonista di tutte le vignette dei libri delle vacanze fin dalla prima elementare. Quasi più del tal Pinco Pallino. Va detto quindi che, qualunque esternazione in merito al suddetto autore, trova giustificazione nel superficiale e dichiaratissimo pregiudizio radicato in me dal lontano Codice Da Vinci del quale ho potuto ammirare la venerabile trasposizione cinematografica che  ha generato in me un riso tale che neanche l’intera serie dei Fantozzi aveva saputo fare.<br />
Quello su cui volevo riflettere non è tanto il valore della sua ultima opera, prima in classifica che, <em><strong><a href="http://www.ibs.it/code/9788804596745/brown-dan/simbolo-perduto.html">dai commenti su IBS</a></strong></em>, pare fare orrore in ogni senso. Da non sottovalutare che i primi commenti sono sempre quelli degli estimatori (ne avrà qualcuno anch’egli) che per primi acquistano il libro, quindi delle gran lodi, solitamente. Pensate a cosa scriveranno fra qualche mese. Quello su cui volevo soffermarmi è il prezzo: ventiquattro euro.<br />
Ricordo quando si diceva che il prezzo dei CD era salito alle stelle, che la discografia in Italia andava a merda perché la gente non poteva permettersi di spendere venticinque euro per un CD. Ricordo le battaglie, le discussioni, le campagne per abbassare il prezzo dei CD, per combattere la pirateria che io invece approvo &#8211; uno cosa dovrebbe fare se con venticinque euro, di CD qualitativamente identici agli originali ce ne compra 5, 6 o 7 e magari regala pure un candido sorriso a un vucumprà?! &#8211; e ricordo benissimo il paragone coi libri. Era quella l’argomentazione più convincente: <em>“Una prima edizione costa dieci/quindici euro e un CD venticinque”.</em><br />
E ora? Nessuno fiata sul prezzo dell’ultimo libro di Dan Marrone? Passino sedici, passino diciotto, ma, signori, ventiquattro euro!<br />
Alla luce di quanto detto e dei miei anni di lettura, che non saranno né più né meno di quelli di tantissimi di voi, vorrei permettermi di dare qualche consiglio a chi si appresta ad acquistare Il simbolo perduto. Vediamo un semplice esempio di come spendere un tantino meglio i nostri soldi. Il budget è ventiquattro euro, abbiamo detto. Benissimo! Io comincerei con l’acquistare Novecento di Baricco, euro cinque. Poi certamente Il piccolo principe, euro sette e cinquanta che, sommati ai cinque di Novecento fanno dodici euro e cinquanta. Poi L’amico ritrovato di Hullman, euro cinque e cinquanta. Siamo a diciotto euro, ci restano sei euro e allora metteteci cinquanta centesimi in più e portatevi a casa Presagio triste di Banana Yoshimoto. Poi, se li prendete tutti su IBS, tra sconti e promozioni di sicuro ve ne accattate un altro. Ebbene, ecco come acquistare quattro/cinque libri meravigliosi al prezzo di una gigantesca cagata.<br />
Facile no?!</p>
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